ARTE a Colazione – intervista a Silvia Bettini

Inizia in questo spazio una serie di interviste agli illustratori che mi hanno colpito durante il mio peregrinare in questo mondo sicuramente più fatato di altri, in cui l’immaginazione non lascia spazio alle brutture che il mondo moderno ci ha abituato a vedere. Lo sai, se mi segui da un po’ di tempo, che sono una gran sognatrice ed amo, fortissimamente amo, tutto quello che lascia spazio alla fantasia ed a questo mondo fantastico.

Voglio iniziare con Silvia Bettini, illustratrice e designer straordinaria, che ho avuto modo di osservare e della quale non ho potuto fare a meno di innamorarmi, e sono sicura che alla fine di questa intervista, sarà successo anche a te.

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G: Ciao Silvia, grazie per aver accettato questa intervista, sono felice di averti ospite qui!
Com’è nata la tua passione per l’illustrazione?

S: Fin da bambina sono sempre stata affascinata dagli albi illustrati e da tutti i libri con i disegni (enciclopedie comprese). Non ho mai smesso di subire quel fascino e diventare autrice di immagini è sempre stata una mia aspirazione.

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G: Cosa ti ha spinta a lavorare da freelance e com’è la vita di un illustratore? Ti va di descrivere la tua giornata tipo?

S: Ho lavorato per anni come designer e cinque anni fa mi sono improvvisamente trovata senza lavoro. All’inizio lavorare da freelance è stata per me una scelta obbligata, ma a ripensarci quella è stata la mia fortuna, perché nonostante l’insicurezza economica che questo ha causato, ho potuto ridefinire i miei obiettivi e dedicarmi a ciò che mi piace davvero. La mia giornata comincia presto: pianifico le attività, rispondo alle e-mail e poi passo a disegnare con la tavoletta grafica. Quando è possibile cerco di dedicare un po’ di tempo non solo ai lavori dei clienti ma anche ai miei progetti personali.

G: Com’è la tua postazione di lavoro?

S: Immagina una scrivania disordinata con un iMac, quaderni scarabocchiati, foglietti volanti, matite, tubetti di colore, pennelli e tazze di tè. Aggiungici due gatti che si rincorrono e ti sarai fatta un’idea.

G: Silvia, sul tuo sito www.silviabettini.it si può ammirare il tuo splendido portfolio, che spazia dall’illustrazione editoriale, alla decorazione per ambienti all’illustrazione per l’infanzia. Applichi con successo tecniche pittoriche diverse, classiche e digitali. Qual’è il tuo medium preferito?

S: Al momento è quello digitale. È la tecnica più versatile di tutte, quella che mi permette di essere più veloce nell’esecuzione, anche se forse è quella che mi è risultata più faticosa da padroneggiare, perché non è sempre facile conferire al disegno digitale un aspetto morbido e naturale come vorrei. Ogni volta che posso, però, tiro fuori lo sketchbook e disegno a mano libera. Matite, acquerelli, pennarellinon importa con che tecnica, purché mi possa sporcare le mani! Disegnare a mano mi è utile per sperimentare, studiare e dare libero sfogo alla mia parte più istintiva.

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G: Vivi a Bologna, che per altro è gemellata con Portland in Oregon (!!), dove l’affollamento di artisti e il vivere bohémienne sono di casa. A Bologna trovi questo nesso con la città americana?

S: Sono molto legata a Bologna, che è l’unica città in Italia dove potrei vivere. È una città vivace e che dal punto di vista artistico offre molto, tra mostre, fiere ed eventi artistici legati al mondo dell’illustrazione, del fumetto e dell’editoria. Sono tanti gli artisti che si sono formati all’Accademia di Belle Arti e poi hanno scelto di restare qui. Sarà anche per la buona cucina?
G: Raccontami il tuo ultimo progetto sulle posizioni Yoga, le trovo bellissime!

S: Amo lo yoga, lo pratico da anni (da dilettante assoluta!) ed era da un po’ di tempo che avevo in mente di celebrarlo con una serie di illustrazioni. L’idea mi è stata suggerita dal #100daysproject di Instagram: volevo fare anch’io un progetto tematico e che mi spingesse a disegnare tutti i giorni, ma per un periodo di tempo più limitato. Oltre ad essere una stimolante sfida giornaliera – nonché una scusa per tirare fuori la mia scatola di matite colorate – questo progetto è stata un’occasione per fare studi sul corpo umano e sul paesaggio. Mi sono divertita molto e ho deciso che ci sarà anche un seguito!
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G: Com’era Silvia da bambina? Cosa ritrovi di lei nel momento in cui illustri le tue tavole?

S: Silvia da bambina disegnava continuamente! Da questo punto di vista devo dire che non sono cambiata molto. Mi divertivo a sperimentare ogni tecnica esattamente come faccio oggi.
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G: Cosa ami di più del tuo lavoro?

S: Realizzare illustrazioni per gli ambienti pediatrici. Alcuni anni fa sono stata contattata da una mamma la cui bambina, appena uscita dall’ospedale, si era innamorata di un personaggio che avevo disegnato – un bradipo – che le era stato di conforto in un momento difficile della sua vita. È stato un momento commovente e mi ha fatto capire che le arti figurative possono essere fonte di gioia e benessere e possono aiutarci davvero a vivere meglio.

Ringrazio davvero Silvia per questa intervista, e corro di nuovo a guardarmi la sua galleria piena di cose belle.

A presto, Giusy

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