Ultimo è sempre chi giudica

Il post che avevo scritto e programmato qualche giorno fa l’ho appena cancellato. Ed invece sono qui a scrivere proprio adesso. Mi devo togliere un sassolino dalla scarpa e questo argomento che vado qui ad esporre aleggia nella mia mente già da un po’. Alzi la mano chi oggi può fare a meno di Facebook, social network vari e compagnia bella. Io ne conosco qualcuno, e posso dire che forse vive molto meglio. In ogni caso sembra che non se ne possa fare a meno, e per moltissimi freelance, imprenditori o aspiranti tali i social sono una manna dal cielo perchè spesso aiutano a promuoversi senza spendere un patrimonio in pubblicità. Ma c’è sempre un ma…Ed è che sei anche esposto al giudizio delle persone che ti conoscono di vista ma che non hanno un rapporto con te. Sei esposto a tutto lo sfruculiare umano che morbosamente viene a farsi i fatti tuoi e ti giudica con veemenza. E poi… a volte te ne accorgi, da come ti guardano, da come stringono le labbra a “chicken’s ass” e dall’immediato tic di riflesso all’occhio che si fa stretto stretto, quando ti incrociano per strada, al supermercato, o in qualsiasi posto ti ritrovi con quelli che per un verso o per l’altro sanno il tuo nome e cognome, frequentate gli stessi posti ma non avete un rapporto di amicizia. Se poi nello specifico sei un creativo o lotti perchè prima o poi questo diventi il tuo lavoro effettivo, apriti cielo. Se prima ti salutavano, ora girano lo sguardo dall’altra parte e se possono cambiano pure marciapiede. Te lo vedi un avvocato mischiarsi con l’artista spiantato? Sia mai… a meno che tu non abbia esposto al Guggenheim Museum non vali mezza monosillaba.

Io non so che problema ha la gente quando si trova di fronte una persona eccentrica. Certo è che il giudizio, “meglio, peggio, all’altezza, alla bassezza”, ha sempre castigato più chi lo esercita che chi lo subisce. Quanto più arricchente può essere la diversità tanto più avvilente può essere la cretinaggine di chi giudica. Oh la, ora l’ho detto.  Fortunatamente sono dotata di un forte senso di libero arbitrio ed a chi giudica rispondo che lo snob in realtà era il ciabattino che si atteggiava altezzosamente e non il nobile con il quale stava a stretto contatto.

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