Ansia e Creatività

Mi sono spesso chiesta se la Creatività aiuti a tenere a bada l’ansia o se sia proprio il bisogno di Creatività a generare ansia. E’ come il cane che si mangia la coda per usare una metafora conosciuta.  E’ da quando avevo vent’anni che me lo chiedo. Quando poi ho iniziato a lavorare lo stato di ansia è aumentato. C’è sempre quel sottile filo che ti lega a quello che “E’ bene fare ed avere” ma che ti spinge lontano da quello che “senti che vorresti fare ed avere”. 

Chiaramente posso dire di avere la consapevolezza di voler vivere come l’artista e la creativa che alberga in me chiede ed implora di dargli la possibilità di vivere, ovvero costruirsi con le proprie mani, essere il boss di me stessa, passare le mattine in studio a creare illustrazioni e manufatti che facciano sentire bene qualcun altro, che possano essere utili per le persone che decidono di acquistarli. Dall’altra parte c’è quella vocina razionale, quella che tiene ancorati al terreno e che non ti permette di toglierti da quella che io definisco “condizione di schiavitù moderna“: perché è la via più comoda, perché è quella che tutto sommato ti porta il mangiare in tavola e che ti permette di crescere tuo figlio serenamente, ma è anche quella che uccide irrimediabilmente l’anima e tutti i sogni.

Dal 2012, dopo aver fatto un retreat illuminante e decisamente energetico (unica tappa Italiana dello SquamArtWorkshop americano, ed io unica Italiana in mezzo ad un centinaio di donne provenienti da Nord Europa, America e Canada) ho davvero pensato molto a come cercare di crescere autonomamente. Ho conosciuto durante quel retreat anime belle, tra cui Elizabeth Duvivier e Susannah Conway le quali hanno avuto il coraggio di intraprendere la via del “Do What You Love“.

Ed è proprio grazie a Susannah che ho intrapreso delle letture interessanti, quelle dell’anima. Ed Ë grazie a Lei che ho scoperto Elizabeth Gilbert.

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Quando Elizabeth ha iniziato il lancio del libro Big Magic con il pre-ordine, io ho deciso di ordinarlo a scatola chiusa, non sapendo che sarebbe stato tradotto in Italiano e lanciato quasi contemporaneamente anche qui. tant’è che l’ho letto in lingua originale subito appena ricevuto. Io ho un quaderno Moleskine, che ho decorato a mano e sul quale appunto tutti i passi dei libri che mi colpiscono. Ora, la mia copia di Big Magic E’ piena di orecchie ripiegate, perché è davvero un libro nel quale mi rispecchio totalmente, ma c’è un passo che mi ha colpito più di tutti e che ho trascritto fedelmente.

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Elizabeth asserisce che la nostra spinta all’essere creativi ce l’abbiamo nel sangue, perché se andiamo a cercare indietro nell’albero genealogico, i nostri avi sono quelli che si sono fatti da se, che hanno creato la loro quotidianità, sono i contadini, i pescatori, i costruttori, gli artigiani, sono coloro che ogni santa mattina si alzavano e si creavano la vita giorno dopo giorno, senza aspettare che qualcuno lo facesse per loro, non erano consumatori (come nostro malgrado siamo noi oggi) ma dei veri creatori. E poco dopo aver letto questa cosa, parlando con i miei genitori scopro che mia nonna materna raccontava ai suoi figli che quando era piccola in casa allevavano i bachi da seta. Mia nonna era figlia di contadini, ed ho scoperto che la Sericoltura era diffusa in Sicilia e fece la fortuna di molti agricoltori. Mia mamma dice che la nonna raccontava che la seta così prodotta serviva anche per filarla e farsi i vestiti da se (soprattutto le calze e la maglieria intima), perché all’epoca quello che indossavi te lo facevi tu con le tue mani. E poi mi stupisco quando dalle mani escono cose così belle. No, non c’è da stupirsi: è atavico, è la memoria storica che scorre nelle nostre vene e noi dovremmo avere il coraggio di scegliere la via più difficile ed erta e meno battuta anziché restare in quelle asfalta da e per altri che non da nessun senso di conquista nè tantomeno arricchisce.

E tu? Hai scelto? Come hai fatto o cosa stai facendo per costruire il tuo domani?

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